martedì 17 maggio 2011

Quando si ama una donna non si comincia sicuramente a misurarle gli arti.

Potrei iniziare da qualche parte,
un espediente qualsiasi per cominciare un racconto,
un filo logico o una qualsiasi linearità sentimentale che si concluda con la dichiarazione dell'ennesima consapevolezza.
A volte rimane solo la schiettezza; quel che non hai saputo darmi prima che il giudizio, ormai divenuto definitivo, è crollato perentorio su di me insieme al mondo per cui ho lottato, seriamente, nonostante la frustrazione dei miei ultimi 10 anni di vita vissuti male e nella credenza che sarebbe cambiato, non solo per me ma per noi.
Io ce l'ho fatta, ho ribaltato le cose , mi sono costruita un gazebo, ho una finestra sul cortile e la bellezza della vita.
Mi hai giudicata, nonostante sapessi cosa stavo vivendo dentro di me, nonostante avresti dovuto capire che non si risolveva con due coccole e un ti amo ma con il tempo e con la volontà, che io nonostante tutto ho avuto.
Mi sono fidata del tuo incoraggiarmi a vivere e sì, sentivo di poter essere me stessa con te, eri la mia cameretta a cui sicuramente tavolta mi sono aggrappata troppo, riempiendola di pensieri quanto di amore.
Hai disprezzato.
Dicevi di averci provato, di avermi provato a parlare ma tutto ciò che ricordo sono liti isteriche; non ricordo nessuno che mi abbia invitata a sedermi, a guardarci negli occhi e a parlare, seppur duramente, su come se non avessi trovato una soluzione da sola allora sarebbe finita male.
Hai coltivato il tuo deleterio giudizio, regalandomi qualche sfuriata che sapeva di frustrazione, accuse su privazioni che io stessa non capivo, semplicemente perché non dettate da una mia consapevolezza.
Dentro me sapevo che il mio male era un problema ma io stessa l'ho subìto, non l'ho di certo né voluto né creato.
Quando abbiamo cominciato ad amarci cercavo di farti capire il mio terrore,
sentivo un vuoto e una confusione così forti in me,
ero persa, ti amavo ma temevo il peggio.
Mi hai chiesto di avere fiducia e ne ho avuta.
Nonostante il terrore, le ansie, i miei errori, il nostro amore era la mia unica certezza e dopo mesi, dopo quel terribile accaduto nella tua vita, iniziato con una corsa in ospedale, dopo aver realizzato che ero fiera di ciò che facevi e che dovevo provvedere da sola alla mia solitudine, che non avresti potuto ospitarmi più di quanto facessi o aspettare ogni notte che io rincasassi, ho deciso di dare un taglio.
Per me stessa ma anche per noi.
Hai avuto il coraggio di rinfacciarmi che tu facessi parte della mia scelta.
Volevo solo vivere e farlo con te, liberamente.
Essere forte, avere i miei spazi e poter essere finalmente una spalla forte, come tu lo sei stato per me.
Ma ormai la tua fiducia era sparita,
per te ero solo una povera bimba malata che si stava logorando;
mi hai lasciata su un marciapiede, con l'occasione di una battuta acida.
La aspettavi.
Fossi stata furba, avessi finto di star bene, come tu hai finto di volermi per giorni, forse mesi. Forse saremmo stati bene fingendo.
Ho voluto vivere il mio dolore fino in fondo, lasciare che questo mi disperasse per poter avere davvero la forza di salutare mia madre e decidere di riprendermi la mia vita.

Non hai distrutto me, quello avresti potuto farlo,
parlarmi seriamente, guardandomi negli occhi, aiutandomi a fare in modo che io capissi che quel male, quei 10 anni frustranti, stavano mettendo in crisi il nostro rapporto più seriamente di quanto pensassi o sperassi.
Avrei sofferto ma ne avrei tratto forza e fiducia anche dal tuo essere brutale pur senz lasciarmi, dimostrandomi che l'amore sa fare questo e non il tuo odio radicato per me. Lucidamente. Non urlandomi o sbattendomi la testa ad un muro.
Su una panchina, un prato, non su un marciapiede.

Ma tu hai deciso di distruggere il nostro amore.
Lo hai colpevolizzato di rubarti tempo ed amici, di averti esasperato, di esser stato cieco ai tuoi tentativi. Credi davvero sia colpa sua?
Credi davvero meritasse questo? I tuoi silenzi, il tuo dirmi che andava tutto bene sperando che io mi svegliassi realizzando e dicendomi di poter vivere così, tanto ci amavamo.
Tanto ci amavamo ma io non potevo vivere così.
E ho smesso di farlo. Per te questo era un ulteriore peso.
Dovevo rimanere nei miei spazi godendo di quelli.

Mi dispiace.
Io quell'amore non l'ho mai perso,
tu non hai avuto la forza.
Te ne avrei data.
Non hai avuto fiducia.

Spero che un giorno tu capisca.
E che tu abbia ancora la possibilità di ritrovare ciò che hai perso.
Io so cos'è.
Anche se inventerai sicuramente qualche favola convincente per dirti che sì,
era meglio così.

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