martedì 30 marzo 2010

Grazie mamma.

A volte pensi che nulla possa andare peggio poi guardi in alto e noti sul mobile della cucina il famoso vaso che tua madre voleva portare a Roma dalla casa della suocera a Lustra.
E capisci che davvero niente è impossibile.

E che i prolemi della vita sono altri.






Brucia e tira.

lunedì 29 marzo 2010

Wake me up when the bluebells are ringing (and I'm going nowhere fast)

Sono triste.
Sono triste perchè in fondo la gente mi fa male. La subisco solo.
Domani non credo mi presenterò a lezione.
Mi conosco e so che se qualcuno mi farà una battuta sulla polverini non sarà bello.
Chi ha inventato le favole, maniaci sessuali esclusi, doveva subire la gente allo stesso modo.
E non capire davvero il mondo, se non quello non animato o non umano che invece faceva vivere nella sua fantasia.
Così vorrei un Gargoyle da accarezzare il giorno, che mi sproni dalle mie paure la notte, vorrei un gatto del Ceshire che ci sia sempre quando ho un problema, anche solo per sbeffeggiarmi.
Una bestia che ami le rose, un fuso per perdere i sensi, un bambino che mi porti via la notte, verso l'infanzia che è così difficile ricordare, l'orsacchiotto grigio con la farfalla rosa cucita sul petto.

Poi ci sei te. E vorrei portarti con me.





venerdì 26 marzo 2010

venerdì 12 marzo 2010

Inviti superflui (Dino Buzzati)


Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava.Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. "Ti ricordi?" ci diremo l'un l'altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu - ora mi ricordo - non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d'Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d'inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei "Ti ricordi?", ma tu non ricorderesti. Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell'anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi, e in date ore vaga la poesia congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola. Ma tu - adesso mi ricordo - mai mi dicesti cose insensate, stupide e care. Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l'anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all'ora giusta l'incantesimo delle città, né le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient'altro. Vorrei anche andare con te d'estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l'acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull'erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti "Che bello!". Niente altro diresti perché noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora. Ma tu - ora che ci penso - tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata a esaminare una calza, mi chiederesti un'altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti "Che bello! ", ma altre povere cose che a me non importano. Perché purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici. Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sé una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall'estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d'oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo. È inutile. Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d'estate o d'autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all'amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo. Ma tu - adesso ci penso - sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.



mercoledì 10 marzo 2010

Discovering new vibrations again.








Come da bambine, a giocare con l'alcool e i colori.


lunedì 8 marzo 2010

Le vacanze dell'83.


Stasera sono passata davanti al Mads. La locandina ancora appesa all'ingresso.
C'erano le luci blu e rosse e quell'odore di cui ti innamori perchè l'hai fatto tuo.
Quell'odore che a volte ritrovi dopo anni, in qualche luogo inaspettato, e allora chiudi gli occhi e cerchi di inspirarlo tutto per cercare di tornare lì un attimo e ricordare com'era.
E riprovare quello che sentivi.
Di certo questo non è un addio, anzi. Ormai ci siamo presi per mano.

Certi gesti sbloccano tutto.
Quei salti nel vuoto dopo i quali non sarà più come prima.
Come quando mi hai baciata.
Ero incredula, tremavo a volte, forse non l'hai percepito.
Così anche questo festival è stato come quel tipo di baci.

All'inizio incerto. Il pomeriggio del primo giorno silenzio.
Ognuno chinato sul suo lavoro e nella testa mille domande.
Cosa succederà ora?
Poi sono scoppiati i primi palloncini, ci siamo abituati al rumore,
il nostro lavoro prendeva forma e questa si trasformava
prima minuto per minuto, poi di ora in ora.

Dai sorrisi soddisfatti della prima sera,
di chi ha confezionato bene ed è stato apprezzato,
a quelli entusiasti della seconda e della terza,
di chi ora ha qualcosa di diverso in mano.
Il pacchetto è stato aperto, il contenuto vissuto, il significato condiviso.
Ora è roba nostra.
E non vorremo più smettere di baciarci.



Solo che per alcune cose non smetterò mai di aver paura.
A volte non hai confezioni convincenti da proporre, se non te stessa,
ovvero un pacchetto che sta in una mano, fragile e male incartato.

A volte si danno primi baci che non sono salti nel vuoto ma anzi,
ognuno di questi cerca di essere un palata di terra per colmare quel vuoto stesso,
per farmici camminare sopra, qualcosa che mi dica
"Vedi non c'è niente da temere, cosa credi? non esiste in fondo quel vuoto, era solo un gioco".
Così ogni volta che mi si mette in guardia,
che le vocine della disillusione vengono a trovarmi
(esistono fisicamente, non sono solo dentro di me)
dicendomi di non crederci più di tanto,
ecco che arriva un nuovo primo bacio,
senza tremore, respiri profondi e sguardi di effimera speranza,
solo il sapore del vino e un sospiro in più.
Anche oggi si torna a casa.
Ma presto partirò. Una notte soltanto.
Si comincia così.


Il primo bacio però non lo dimenticheremo mai.
Amo quando mi tieni la testa e diventa buio.




(Il ricordo più bello del mio festival siete voi e il fiore di carta, ci vediamo il 20 spero).

domenica 7 marzo 2010

ROMAPOPFEST Pt.3 (cosa c'è in un pacchetto di latta)




Here we are,
passing shapes in search of time
time to spend in half a life, we're so shy.




Non sarebbe potuto essere altrimenti.
Come mi hai detto tu ad ottobre non possiamo saperle certe cose.
Ma ora che è successo sappiamo che è così che doveva andare.

Perchè lo volevamo. Io lo volevo.
Tu forse meno, non sei abituato probabilmente. Ai pacchetti di latta intendo.
Dentro a quello che ti ho regalato ci ho messo un pò di tutto.
I nostri sguardi ad esempio.
Non ci siamo annusati abbastanza per riconoscerci
ma quando ci siamo ritrovati entrambi ubriachi appoggiati al furgoncino ci siamo intesi:
era con te che parlavo ogni notte.
I palloncini poi. Centinaia.
Quindi il mal di gola e il prurito al naso per il gonfiare continuo.
Quelli che sono scoppiati,quelli che sono stati uccisi per un regolamento di conti
(mi dispiace piccolo Blu ma Rosso non si è dimenticato di te che lo fissavi in magazzino,qualcuno avrebbe dovuto avvisarti che queste cose lo fanno andare fuori di testa)
e quelli persi.
Ce ne era uno che assomigliava a lui.
Ci ho scritto la sua iniziale per non perderlo di vista.
Ma è successo comunque, certe cose sono inevitabili.
Soprattutto quando si parla di noi due.







Così dentro potrai trovarci un fiore di carta del vino rosso il ricambio per la sera un soffio di vento gelido silenzi imbarazzanti stanchezza ritmi serrati una lunga lista di nomi vignette di carta rossa caramelle rubate spillette cibo freddo la prima regola la porta del bagno che ti fissa presenze inaspettate che si trasformano in assenze sofferte un bacio rubato quando tutto finisce e soprattutto
la complicità la gentilezza la solidarietà di chi riesce a fare qualcosa insieme.
Non vedo l'ora venga domani perchè ce lo meritiamo un domani.
Brinderò anche per te, promesso.


mercoledì 3 marzo 2010

Apri gli occhi Salamandra.

Ci hai fatto disegnare un albero che con i rami dentro le braccia
non vede niente chi ti guarda in faccia.