domenica 7 novembre 2010

Plausibile ma non palpabile (alessitimia).

You don't have to deny your urge,
It doesn't make you bad.
On our admission the make weight's lifted,
Stop dwelling on the past.

I think about the three of us,
I wonder how we tesselate,
It would have been much wiser,
To allow these feelings to rebate.

Empty words so free of connotations,
All dreams come to an end.
Codify your utterance, communicate your needs,
Prepare your vocabulary.

My nervousness prevails me,
My thoughts are becoming fugitive,
And when I'm in your arms,
I wonder how much I can give.

The weekend is a Godsend,
The night time is a lifeline,
Another useless fumble,
Another drunken stumble,
The pinkness round your iris,
Reveals that you've been crying,
But I don't know what my crime is,
I cause upset without trying.

People are judged on their mistakes,
And how much money that they make.
No-one wants to lose their youth,
In a trench like this.

Visiting the same places,
Kissing all the same faces,
Building up support,
Looking for rapport.

I empty out my pockets at the end of the Night,
Another scrawled first name,
Another sense of shame.

I need to get to bed,
Before I fail myself again,
We got to close that night,
And I reached out for your hand.

The night time is a lifeline,
The weekend is a God send,
Another useless fumble,
Another drunken stumble,
Oh but the pinkness near your iris,
Reveals that you've been crying,
But I don't know what my crime is,
Behind my crumbling veneer.

My strength is sapping,
My heart strings are snapping.



martedì 2 novembre 2010

Does it mean that I can never change my ways and that's why, love, you shouldn't stay


Ti ho perso sotto il cielo di Venezia. Deve essere stato lì.
Pioveva e ci siamo smarriti.

Vagavo sotto i portici delle piazza, per i vicoli circostanti, ti cercavo ma speravo fossi tu a trovarmi. Ero convinta che sapessi dove fossi,
che avresti potuto raggiungermi;

sentivo i tuoi occhi su di me ma non le tue mani.
Passai un'ora o forse due con quella sensazione, finchè non capiì che quelle non mi avrebbero toccata, portando le mie spalle sul tuo petto.
Sotto il cielo di Venezia non lo facesti e così non lo hai più fatto.

Continuo a vagare sotto quel cielo, tra i portici e i vicoli, tra la gente dai cappucci di plastica colorata; la testa scoppia e la piazza si stringe,
cerco di appoggiarmi ad una colonna, fisso gli impassibili orchestranti per capire quanta condivisione ci sia nello smarrimento.


Sotto il cielo di Venezia appresi il silenzio.

Lo sento ancora su di me quando mi fai capire che è l'oblio a salvarmi.
Camminerò un altro pò, tra i vetri colorati, attenta a non pestare gli interstizi, controllando di tanto in tanto l'inclinazione del campanile.
Una volta stanca mi arrenderò ai volti duri e incantati dei sonatori, forse mi farò servire un cappuccino più costoso del centinaio di cartoline che non ci spediremo mai, mi innamorerò del punto in cui lo zuccherò incontra la schiuma, pregando che sia quella la
felicità, perchè le tue mani non verranno a toccare le mie spalle, cercando di cancellare in me quel che le tue parole, inevitabilmente, la scorsa notte.

Quel giorno fui io a cercarti, in fondo. E finalmente ti persi.



mercoledì 19 maggio 2010

Scribble


Some things are worth the bruises,
Some things are worth the hurt,
I like the way your face looks towards me,
Try just a little harder,
Try and make this time for me,
I like the way your glances deceive me,

I give myself away,
And yes, I meant to give you warning,
But what did I say?
You can call me in the morning,
I'm living my life in reverse

Make me a compilation,
Make me do what you will,
'Cause I like the way you use your fingers,
Grab me a conversation,
Grab me a shard of your life,
'Cause I like the way your fringe shapes your features

I give myself away,
And yes, I meant to give you warning,
But what did I say?
You can call me in the morning,
I'm living my life in reverse

I'm my life in reverse order,
And yes, I tried to warn ya,
I'm living my life in reverse order,
And since you ask, will I try to warn her?

Watching the light stretch through the curtains,
Watching the evening fade,
I like the way that you fold your body

martedì 11 maggio 2010

I'm not gonna marry in the fall and I'm not gonna marry in the spring

Poor little turtle dove
Sitting up in pine
Mourning for your own true love
Why not me for mine?


A Woman of No Importance

martedì 4 maggio 2010

We're afraid of everyone. We're afraid of the sun.




(...) - Questo tipo di cose per me sono molto chiare. Non è un fatto logico, sono solo sensazioni. Per esempio, adesso che cammino attaccata forte a te, non ho nemmeno un paura. Il buio e il male non possono trascinarmi via. - Allora, il problema è molto semplice. Basta che stiamo sempre come adesso, - dissi io.
- Stai parlando sul serio?
- Certo che parlo sul serio.
Naoko si fermò. Anch'io mi fermai. Mi appoggio le mani sulle spalle e stando di fronte a me mi guardò diritto negli occhi. Un liquido nero e denso nel fondo delle sue pupille formava strani diagrammi a forma di spirale. Per un lungo istante quei suoi bellissimi occhi mi scrutarono dentro. Poi, sollevandosi sulla punta dei piedi, appoggiò dolcemente la sua guancia sulla mia. Fu un gesto così affettuoso e disarmante che per un attimo ebbi un nodo in gola.
- Grazie, - disse Naoko.
- Non c'è di che, -risposi.
- Sono felice di sentirtelo dire. Davvero, - disse lei con un sorriso triste. - Ma questo non è possibile.
- Perchè?
- Perchè non può essere. Perchè sarebbe assurdo. Perchè... - stava per continuare, ma di colpo si interruppe e continuò a camminare in silenzio. Rendendomi conto che molti pensieri le giravano in cerchio nella mente, camminai accanto a lei senza aggiungere altro.
- Perchè sarebbe una cosa ingiusta. Sia per te che per me, - riprese dopo una lunga pausa.
- In che senso sarebbe ingiusto? - chiesi con voce calma.
- Perchè è impossibile che qualcuno possa sempre proteggere un altro, in eterno. (...) Non sarebbe un rapporto alla pari, non credi? Non si potrebbe nemmeno chiamare veramente "rapporto". E tu prima o poi non ne potresti più di me. Ma che razza di vita è questa? penseresti. Ne ho abbastanza di farle da baby-sitter! E io ne soffrirei da morire. Come vedi, questo non risolverebbe il mio problema.
- Ma non dico che questo dovrebbe durare tutta la vita, - dissi appoggiandole la mano sulla schiena. - Un giorno finirebbe. E quel giorno potremmo ripensarci e dire: e adesso che facciamo? E forse allora potresti essere tu ad aiutare me. Non si vive mica in modo così fiscale, controllando le entrate e le uscite. Se tu adesso hai bisogno di me, che c'è di male ad appoggiarti a me? Perchè vedi le cose in modo così rigido? Prova a lasciarti andare. E' perchè sei tutta così tesa che vedi le cose in questo modo. Se ti rilassi un , tutto ti sembrerà più leggero.
- Perchè dici questo?- chiese Naoko, e la sua voce suonò terribilmente arida.
Dal suo tono capii che dovevo aver detto qualcosa di sbagliato.
- Perchè? - ripetè Naoko guardando fisso la terra ai suoi piedi. - A capire che se uno si rilassa si sente più leggero ci arrivo anch'io. Ma perchè non capisci quanto è assurdo dirmi una cosa del genere? E sai perchè? Se io provassi a rilassarmi, andrei a pezzi. Ho sempre vissuto così, da tanto tanto tempo, e anche adesso è l'unico modo in cui posso vivere. Se una volta mi lasciassi andare, non potrei più tornare indietro. E se andassi a pezzi, il vento mi spazzerebbe via. Perchè non lo capisci? Come pensi di potermi aiutare se non riesci a capire questo?
Rimase in silenzio.
- C'è in me una confusione molto più grave di quanto tu credi. Buio, freddo e confusione... Perchè quella volta hai fatto l'amore con me? Perchè non mi hai lasciata in pace?
Camminavamo in un bosco di pini immobile e silenzioso. I cadaveri disseccati delle cicale morte alla fine dell'estate, sparsi sulla strada, scricchiolavano sotto le nostre scarpe. Io e Naoko camminavamo lentamente tra i pini con lo sguardo rivolto al terreno come se stessimo cercando qualche oggetto smarrito.
- Scusa, - disse Naoko stringendomi con dolcezza il braccio. Poi scosse la testa. - Non volevo ferirti. Non fare caso a quello che ho detto. Mi dispiace veramente. In realtà ce l'avevo solo con me.
- Forse non ti capisco ancora in fondo, - dissi - Io non ho una mente tanto acuta, e per capire bene ho bisogno di tempo. Ma con un di tempo penso che potrei riuscirci davvero,e forse capirti meglio di chiunque altro al mondo.
Ci fermammo lì, in mezzo a quella quiete, in ascolto. Io con la punta della scarpa giocavo con le spoglie delle cicale e le pigne cadute, guardando in alto il cielo tra i rami dei pini. Naoko, le mani di nuovo ficcate nelle tasche della giacca, non guardava niente in particolare ma sembrava assorta nei suoi pensieri.
- Ehi, Watanabe, mi vuoi bene?
- Certo, - risposi io.
- Ho due favori da chiederti. Puoi ascoltarli?
- Posso ascoltarne anche tre.
Naoko ridendo scosse la testa.
- Due bastano. Sono più che sufficienti. Il primo è che vorrei che tu capissi quanto apprezzo il fatto che tu sia venuto fin qui a trovarmi. Questo mi ha reso molto felice, molto... mi ha fatto veramente bene. Te lo dico nel caso non fosse stato evidente.
- Verrò ancora a trovarti, - dissi. - E l'altro?
- Vorrei che ti ricordassi di me. Ti ricorderai sempre della mia esistenza, e che sono stata accanto a te come in questo momento?
- Certo che me ne ricorderò sempre, - risposi.
Restò ferma qualche passo davanti a me, in silenzio, poi riprese a camminare. La luce autunnale, filtrata dalla cime degli alberi, giocava con l'ombra sulle spalle della sua giacca. Si sentì di nuovo l'abbaiare di un cane, ma adesso sembrava un più vicino. Naoko salì su un cumulo di terra, quasi una collinetta, sbucò fuori dal bosco di pini e scese rapidamente un pendio. Io continuavo a seguirla a due-tre passi di distanza.
- Davvero non ti dimenticherai mai di me? - chiese a voce bassa, quasi in un bisbiglio.
- Non ti dimenticherò mai, - dissi. - Ma come pensi che potrei dimenticarti?

E invece, inutile negarlo, la memoria si sta allontanando, e ho già dimenticato troppe cose.


da Norwegian Wood (Murakami Haruki)



sabato 24 aprile 2010

What does this means for us?

To the lighthouse.


"build your castle, stop throwing stones cause' those fire birds are coming down on our homes"

The penultimate clinch. 15/11/09 - 26/02/10.

Smettetela.

martedì 30 marzo 2010

Grazie mamma.

A volte pensi che nulla possa andare peggio poi guardi in alto e noti sul mobile della cucina il famoso vaso che tua madre voleva portare a Roma dalla casa della suocera a Lustra.
E capisci che davvero niente è impossibile.

E che i prolemi della vita sono altri.






Brucia e tira.

lunedì 29 marzo 2010

Wake me up when the bluebells are ringing (and I'm going nowhere fast)

Sono triste.
Sono triste perchè in fondo la gente mi fa male. La subisco solo.
Domani non credo mi presenterò a lezione.
Mi conosco e so che se qualcuno mi farà una battuta sulla polverini non sarà bello.
Chi ha inventato le favole, maniaci sessuali esclusi, doveva subire la gente allo stesso modo.
E non capire davvero il mondo, se non quello non animato o non umano che invece faceva vivere nella sua fantasia.
Così vorrei un Gargoyle da accarezzare il giorno, che mi sproni dalle mie paure la notte, vorrei un gatto del Ceshire che ci sia sempre quando ho un problema, anche solo per sbeffeggiarmi.
Una bestia che ami le rose, un fuso per perdere i sensi, un bambino che mi porti via la notte, verso l'infanzia che è così difficile ricordare, l'orsacchiotto grigio con la farfalla rosa cucita sul petto.

Poi ci sei te. E vorrei portarti con me.





venerdì 26 marzo 2010

venerdì 12 marzo 2010

Inviti superflui (Dino Buzzati)


Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava.Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. "Ti ricordi?" ci diremo l'un l'altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu - ora mi ricordo - non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d'Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d'inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei "Ti ricordi?", ma tu non ricorderesti. Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell'anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi, e in date ore vaga la poesia congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola. Ma tu - adesso mi ricordo - mai mi dicesti cose insensate, stupide e care. Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l'anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all'ora giusta l'incantesimo delle città, né le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient'altro. Vorrei anche andare con te d'estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l'acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull'erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti "Che bello!". Niente altro diresti perché noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora. Ma tu - ora che ci penso - tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata a esaminare una calza, mi chiederesti un'altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti "Che bello! ", ma altre povere cose che a me non importano. Perché purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici. Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sé una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall'estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d'oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo. È inutile. Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d'estate o d'autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all'amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo. Ma tu - adesso ci penso - sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.



mercoledì 10 marzo 2010

Discovering new vibrations again.








Come da bambine, a giocare con l'alcool e i colori.


lunedì 8 marzo 2010

Le vacanze dell'83.


Stasera sono passata davanti al Mads. La locandina ancora appesa all'ingresso.
C'erano le luci blu e rosse e quell'odore di cui ti innamori perchè l'hai fatto tuo.
Quell'odore che a volte ritrovi dopo anni, in qualche luogo inaspettato, e allora chiudi gli occhi e cerchi di inspirarlo tutto per cercare di tornare lì un attimo e ricordare com'era.
E riprovare quello che sentivi.
Di certo questo non è un addio, anzi. Ormai ci siamo presi per mano.

Certi gesti sbloccano tutto.
Quei salti nel vuoto dopo i quali non sarà più come prima.
Come quando mi hai baciata.
Ero incredula, tremavo a volte, forse non l'hai percepito.
Così anche questo festival è stato come quel tipo di baci.

All'inizio incerto. Il pomeriggio del primo giorno silenzio.
Ognuno chinato sul suo lavoro e nella testa mille domande.
Cosa succederà ora?
Poi sono scoppiati i primi palloncini, ci siamo abituati al rumore,
il nostro lavoro prendeva forma e questa si trasformava
prima minuto per minuto, poi di ora in ora.

Dai sorrisi soddisfatti della prima sera,
di chi ha confezionato bene ed è stato apprezzato,
a quelli entusiasti della seconda e della terza,
di chi ora ha qualcosa di diverso in mano.
Il pacchetto è stato aperto, il contenuto vissuto, il significato condiviso.
Ora è roba nostra.
E non vorremo più smettere di baciarci.



Solo che per alcune cose non smetterò mai di aver paura.
A volte non hai confezioni convincenti da proporre, se non te stessa,
ovvero un pacchetto che sta in una mano, fragile e male incartato.

A volte si danno primi baci che non sono salti nel vuoto ma anzi,
ognuno di questi cerca di essere un palata di terra per colmare quel vuoto stesso,
per farmici camminare sopra, qualcosa che mi dica
"Vedi non c'è niente da temere, cosa credi? non esiste in fondo quel vuoto, era solo un gioco".
Così ogni volta che mi si mette in guardia,
che le vocine della disillusione vengono a trovarmi
(esistono fisicamente, non sono solo dentro di me)
dicendomi di non crederci più di tanto,
ecco che arriva un nuovo primo bacio,
senza tremore, respiri profondi e sguardi di effimera speranza,
solo il sapore del vino e un sospiro in più.
Anche oggi si torna a casa.
Ma presto partirò. Una notte soltanto.
Si comincia così.


Il primo bacio però non lo dimenticheremo mai.
Amo quando mi tieni la testa e diventa buio.




(Il ricordo più bello del mio festival siete voi e il fiore di carta, ci vediamo il 20 spero).

domenica 7 marzo 2010

ROMAPOPFEST Pt.3 (cosa c'è in un pacchetto di latta)




Here we are,
passing shapes in search of time
time to spend in half a life, we're so shy.




Non sarebbe potuto essere altrimenti.
Come mi hai detto tu ad ottobre non possiamo saperle certe cose.
Ma ora che è successo sappiamo che è così che doveva andare.

Perchè lo volevamo. Io lo volevo.
Tu forse meno, non sei abituato probabilmente. Ai pacchetti di latta intendo.
Dentro a quello che ti ho regalato ci ho messo un pò di tutto.
I nostri sguardi ad esempio.
Non ci siamo annusati abbastanza per riconoscerci
ma quando ci siamo ritrovati entrambi ubriachi appoggiati al furgoncino ci siamo intesi:
era con te che parlavo ogni notte.
I palloncini poi. Centinaia.
Quindi il mal di gola e il prurito al naso per il gonfiare continuo.
Quelli che sono scoppiati,quelli che sono stati uccisi per un regolamento di conti
(mi dispiace piccolo Blu ma Rosso non si è dimenticato di te che lo fissavi in magazzino,qualcuno avrebbe dovuto avvisarti che queste cose lo fanno andare fuori di testa)
e quelli persi.
Ce ne era uno che assomigliava a lui.
Ci ho scritto la sua iniziale per non perderlo di vista.
Ma è successo comunque, certe cose sono inevitabili.
Soprattutto quando si parla di noi due.







Così dentro potrai trovarci un fiore di carta del vino rosso il ricambio per la sera un soffio di vento gelido silenzi imbarazzanti stanchezza ritmi serrati una lunga lista di nomi vignette di carta rossa caramelle rubate spillette cibo freddo la prima regola la porta del bagno che ti fissa presenze inaspettate che si trasformano in assenze sofferte un bacio rubato quando tutto finisce e soprattutto
la complicità la gentilezza la solidarietà di chi riesce a fare qualcosa insieme.
Non vedo l'ora venga domani perchè ce lo meritiamo un domani.
Brinderò anche per te, promesso.


mercoledì 3 marzo 2010

Apri gli occhi Salamandra.

Ci hai fatto disegnare un albero che con i rami dentro le braccia
non vede niente chi ti guarda in faccia.

























sabato 20 febbraio 2010

giovedì 18 febbraio 2010

I wonder how we tesselate.



"A te quale dei due piace di piu`?"

"E tu quale preferisci?"

"Neanche io lo so. Anders fara` il professore e` un ragazzo gentile, premuroso...ma professore di teologia.Victor e` simpatico, ma in un altro senso e poi fara` molta strada"

"Dove vorresti arrivare?"

"Beh un dottore guadagna molto, i teologi non fanno vita di mondo.
Come giovanotto mi piace, e` attraente, ma perche` discute sempre di Dio?!"

martedì 16 febbraio 2010

Charlie and the great glass elevator.


Mi sembra sempre di passarci una vita nell'ascensore.

domenica 14 febbraio 2010