martedì 2 novembre 2010

Does it mean that I can never change my ways and that's why, love, you shouldn't stay


Ti ho perso sotto il cielo di Venezia. Deve essere stato lì.
Pioveva e ci siamo smarriti.

Vagavo sotto i portici delle piazza, per i vicoli circostanti, ti cercavo ma speravo fossi tu a trovarmi. Ero convinta che sapessi dove fossi,
che avresti potuto raggiungermi;

sentivo i tuoi occhi su di me ma non le tue mani.
Passai un'ora o forse due con quella sensazione, finchè non capiì che quelle non mi avrebbero toccata, portando le mie spalle sul tuo petto.
Sotto il cielo di Venezia non lo facesti e così non lo hai più fatto.

Continuo a vagare sotto quel cielo, tra i portici e i vicoli, tra la gente dai cappucci di plastica colorata; la testa scoppia e la piazza si stringe,
cerco di appoggiarmi ad una colonna, fisso gli impassibili orchestranti per capire quanta condivisione ci sia nello smarrimento.


Sotto il cielo di Venezia appresi il silenzio.

Lo sento ancora su di me quando mi fai capire che è l'oblio a salvarmi.
Camminerò un altro pò, tra i vetri colorati, attenta a non pestare gli interstizi, controllando di tanto in tanto l'inclinazione del campanile.
Una volta stanca mi arrenderò ai volti duri e incantati dei sonatori, forse mi farò servire un cappuccino più costoso del centinaio di cartoline che non ci spediremo mai, mi innamorerò del punto in cui lo zuccherò incontra la schiuma, pregando che sia quella la
felicità, perchè le tue mani non verranno a toccare le mie spalle, cercando di cancellare in me quel che le tue parole, inevitabilmente, la scorsa notte.

Quel giorno fui io a cercarti, in fondo. E finalmente ti persi.



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