lunedì 8 marzo 2010

Le vacanze dell'83.


Stasera sono passata davanti al Mads. La locandina ancora appesa all'ingresso.
C'erano le luci blu e rosse e quell'odore di cui ti innamori perchè l'hai fatto tuo.
Quell'odore che a volte ritrovi dopo anni, in qualche luogo inaspettato, e allora chiudi gli occhi e cerchi di inspirarlo tutto per cercare di tornare lì un attimo e ricordare com'era.
E riprovare quello che sentivi.
Di certo questo non è un addio, anzi. Ormai ci siamo presi per mano.

Certi gesti sbloccano tutto.
Quei salti nel vuoto dopo i quali non sarà più come prima.
Come quando mi hai baciata.
Ero incredula, tremavo a volte, forse non l'hai percepito.
Così anche questo festival è stato come quel tipo di baci.

All'inizio incerto. Il pomeriggio del primo giorno silenzio.
Ognuno chinato sul suo lavoro e nella testa mille domande.
Cosa succederà ora?
Poi sono scoppiati i primi palloncini, ci siamo abituati al rumore,
il nostro lavoro prendeva forma e questa si trasformava
prima minuto per minuto, poi di ora in ora.

Dai sorrisi soddisfatti della prima sera,
di chi ha confezionato bene ed è stato apprezzato,
a quelli entusiasti della seconda e della terza,
di chi ora ha qualcosa di diverso in mano.
Il pacchetto è stato aperto, il contenuto vissuto, il significato condiviso.
Ora è roba nostra.
E non vorremo più smettere di baciarci.



Solo che per alcune cose non smetterò mai di aver paura.
A volte non hai confezioni convincenti da proporre, se non te stessa,
ovvero un pacchetto che sta in una mano, fragile e male incartato.

A volte si danno primi baci che non sono salti nel vuoto ma anzi,
ognuno di questi cerca di essere un palata di terra per colmare quel vuoto stesso,
per farmici camminare sopra, qualcosa che mi dica
"Vedi non c'è niente da temere, cosa credi? non esiste in fondo quel vuoto, era solo un gioco".
Così ogni volta che mi si mette in guardia,
che le vocine della disillusione vengono a trovarmi
(esistono fisicamente, non sono solo dentro di me)
dicendomi di non crederci più di tanto,
ecco che arriva un nuovo primo bacio,
senza tremore, respiri profondi e sguardi di effimera speranza,
solo il sapore del vino e un sospiro in più.
Anche oggi si torna a casa.
Ma presto partirò. Una notte soltanto.
Si comincia così.


Il primo bacio però non lo dimenticheremo mai.
Amo quando mi tieni la testa e diventa buio.




(Il ricordo più bello del mio festival siete voi e il fiore di carta, ci vediamo il 20 spero).

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