martedì 4 maggio 2010

We're afraid of everyone. We're afraid of the sun.




(...) - Questo tipo di cose per me sono molto chiare. Non è un fatto logico, sono solo sensazioni. Per esempio, adesso che cammino attaccata forte a te, non ho nemmeno un paura. Il buio e il male non possono trascinarmi via. - Allora, il problema è molto semplice. Basta che stiamo sempre come adesso, - dissi io.
- Stai parlando sul serio?
- Certo che parlo sul serio.
Naoko si fermò. Anch'io mi fermai. Mi appoggio le mani sulle spalle e stando di fronte a me mi guardò diritto negli occhi. Un liquido nero e denso nel fondo delle sue pupille formava strani diagrammi a forma di spirale. Per un lungo istante quei suoi bellissimi occhi mi scrutarono dentro. Poi, sollevandosi sulla punta dei piedi, appoggiò dolcemente la sua guancia sulla mia. Fu un gesto così affettuoso e disarmante che per un attimo ebbi un nodo in gola.
- Grazie, - disse Naoko.
- Non c'è di che, -risposi.
- Sono felice di sentirtelo dire. Davvero, - disse lei con un sorriso triste. - Ma questo non è possibile.
- Perchè?
- Perchè non può essere. Perchè sarebbe assurdo. Perchè... - stava per continuare, ma di colpo si interruppe e continuò a camminare in silenzio. Rendendomi conto che molti pensieri le giravano in cerchio nella mente, camminai accanto a lei senza aggiungere altro.
- Perchè sarebbe una cosa ingiusta. Sia per te che per me, - riprese dopo una lunga pausa.
- In che senso sarebbe ingiusto? - chiesi con voce calma.
- Perchè è impossibile che qualcuno possa sempre proteggere un altro, in eterno. (...) Non sarebbe un rapporto alla pari, non credi? Non si potrebbe nemmeno chiamare veramente "rapporto". E tu prima o poi non ne potresti più di me. Ma che razza di vita è questa? penseresti. Ne ho abbastanza di farle da baby-sitter! E io ne soffrirei da morire. Come vedi, questo non risolverebbe il mio problema.
- Ma non dico che questo dovrebbe durare tutta la vita, - dissi appoggiandole la mano sulla schiena. - Un giorno finirebbe. E quel giorno potremmo ripensarci e dire: e adesso che facciamo? E forse allora potresti essere tu ad aiutare me. Non si vive mica in modo così fiscale, controllando le entrate e le uscite. Se tu adesso hai bisogno di me, che c'è di male ad appoggiarti a me? Perchè vedi le cose in modo così rigido? Prova a lasciarti andare. E' perchè sei tutta così tesa che vedi le cose in questo modo. Se ti rilassi un , tutto ti sembrerà più leggero.
- Perchè dici questo?- chiese Naoko, e la sua voce suonò terribilmente arida.
Dal suo tono capii che dovevo aver detto qualcosa di sbagliato.
- Perchè? - ripetè Naoko guardando fisso la terra ai suoi piedi. - A capire che se uno si rilassa si sente più leggero ci arrivo anch'io. Ma perchè non capisci quanto è assurdo dirmi una cosa del genere? E sai perchè? Se io provassi a rilassarmi, andrei a pezzi. Ho sempre vissuto così, da tanto tanto tempo, e anche adesso è l'unico modo in cui posso vivere. Se una volta mi lasciassi andare, non potrei più tornare indietro. E se andassi a pezzi, il vento mi spazzerebbe via. Perchè non lo capisci? Come pensi di potermi aiutare se non riesci a capire questo?
Rimase in silenzio.
- C'è in me una confusione molto più grave di quanto tu credi. Buio, freddo e confusione... Perchè quella volta hai fatto l'amore con me? Perchè non mi hai lasciata in pace?
Camminavamo in un bosco di pini immobile e silenzioso. I cadaveri disseccati delle cicale morte alla fine dell'estate, sparsi sulla strada, scricchiolavano sotto le nostre scarpe. Io e Naoko camminavamo lentamente tra i pini con lo sguardo rivolto al terreno come se stessimo cercando qualche oggetto smarrito.
- Scusa, - disse Naoko stringendomi con dolcezza il braccio. Poi scosse la testa. - Non volevo ferirti. Non fare caso a quello che ho detto. Mi dispiace veramente. In realtà ce l'avevo solo con me.
- Forse non ti capisco ancora in fondo, - dissi - Io non ho una mente tanto acuta, e per capire bene ho bisogno di tempo. Ma con un di tempo penso che potrei riuscirci davvero,e forse capirti meglio di chiunque altro al mondo.
Ci fermammo lì, in mezzo a quella quiete, in ascolto. Io con la punta della scarpa giocavo con le spoglie delle cicale e le pigne cadute, guardando in alto il cielo tra i rami dei pini. Naoko, le mani di nuovo ficcate nelle tasche della giacca, non guardava niente in particolare ma sembrava assorta nei suoi pensieri.
- Ehi, Watanabe, mi vuoi bene?
- Certo, - risposi io.
- Ho due favori da chiederti. Puoi ascoltarli?
- Posso ascoltarne anche tre.
Naoko ridendo scosse la testa.
- Due bastano. Sono più che sufficienti. Il primo è che vorrei che tu capissi quanto apprezzo il fatto che tu sia venuto fin qui a trovarmi. Questo mi ha reso molto felice, molto... mi ha fatto veramente bene. Te lo dico nel caso non fosse stato evidente.
- Verrò ancora a trovarti, - dissi. - E l'altro?
- Vorrei che ti ricordassi di me. Ti ricorderai sempre della mia esistenza, e che sono stata accanto a te come in questo momento?
- Certo che me ne ricorderò sempre, - risposi.
Restò ferma qualche passo davanti a me, in silenzio, poi riprese a camminare. La luce autunnale, filtrata dalla cime degli alberi, giocava con l'ombra sulle spalle della sua giacca. Si sentì di nuovo l'abbaiare di un cane, ma adesso sembrava un più vicino. Naoko salì su un cumulo di terra, quasi una collinetta, sbucò fuori dal bosco di pini e scese rapidamente un pendio. Io continuavo a seguirla a due-tre passi di distanza.
- Davvero non ti dimenticherai mai di me? - chiese a voce bassa, quasi in un bisbiglio.
- Non ti dimenticherò mai, - dissi. - Ma come pensi che potrei dimenticarti?

E invece, inutile negarlo, la memoria si sta allontanando, e ho già dimenticato troppe cose.


da Norwegian Wood (Murakami Haruki)



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